Cosa andrebbe a cercare un occidentale in Africa?

DESTINI: FIGLI D'IMMIGRANTI 

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Nell’ottica della migrazione legata al commercio, parlerei di quei milioni di persone appartenenti a svariati paesi, spesso detti “in via di sviluppo” (dall’India alla Cina passando per alcuni paesi arabi), che si spostano verso l’Occidente, l’Africa e ovunque nel mondo, operando nel settore commerciale con attività piccole ma, in alcuni casi, anche grandi. In Congo, fra gli immigrati che fanno parte di questa categoria, ci sono: grandi comunità indiane, cinesi, arabe e, soprattutto, libanesi che, oltre al commercio, operano anche nel settore delle miniere, classificandosi fra i più grandi rivenditori di diamanti, oro, cassiterite (minerale biossido di stagno estratto soprattutto da depositi alluvionali), etc. Ricordo quando, ancora vivo e per motivi che solo lui sapeva, il dittatore Mobutu diede l’esclusiva del commercio del diamante agli espatriati libanesi. Nelle città diamantifere tali Kisangani e Mbuji-Mayi, così anche nella capitale Kinshasa e in altri piccoli centri urbani, si affermarono tanti negozianti del minerale, essenzialmente libanesi, i quali però, grazie alla protezione presidenziale assicurata, si comportavano con sufficienza nei confronti degli autoctoni. A loro fu garantito il servizio della guardia speciale presidenziale, militari conosciuti per l’ineguagliabile brutalità manifesta e la qualità della formazione militare ricevuta. Viziati dal presidente e accecati dal guadagno facile, per molti cittadini libanesi il Congo era diventato l’El Dorado, un paese dove fare fortuna, esagerare in alcune azioni (la prostituzione fatta su ragazze anche di buone famiglie, studentesse, liceali e altro), tutto in un’impunità mostruosa. Storie che, ne sono certo, non piacciono a nessuno, neanche a voi, i miei lettori. Tuttavia, anche questo è un tipo d’immigrazione generalmente sconosciuto nei paesi occidentali nei quali si ha piuttosto l’impressione di subire da soli il fenomeno migratorio, i suoi lati negativi, i suoi eccessi; e che i paesi classificati poveri non sono toccati dal fatto perché, come ben molti pensano, nel mondo la migrazione umana è tutta orientata solo verso l’Occidente, il posto più ambito del pianeta. Infatti, in alcune circostanze succede che qualcuno mi chieda: “Ma cosa può andare a fare uno in Congo? Che lavori ci sono lì? Come si vive in Congo?” Sinceramente non so nemmeno io cosa andrebbe a fare un occidentale in Congo, un paese con milioni e milioni di disoccupati e tanti problemi. Non so come potrebbe sentirsi, catapultato dall’Occidente a questa realtà a lui decisamente diversa, insolita, in cui le condizioni esistenziali sono davvero difficili, e la qualità della vita pessima. So però che quel paese ha tantissime risorse che tutto il mondo gli invidia e che, paradossalmente ed inevitabilmente, sono la causa principale dei suoi problemi più gravi: guerre, povertà, estrema miseria. Considerando le sue ricchezze e i suoi problemi, questo Stato dell’Africa centrale attira diplomatici, volontari di numerose ONG diffuse in tutto il suo territorio, uomini d’Affari, cooperanti, funzionari e militari dell’ONU e tante altre categorie di persone, tutti immigranti con i propri compiti, le proprie missioni. Il loro arrivo in questo paese, fuori lasciando gli obiettivi e le intenzioni di ognuno, implica una convivenza con gli autoctoni, uno scambio di cose, di beni e culture, di servizi. È dunque imperativo che le due parti s’impegnino a favorire una coabitazione civile, di rispetto reciproco e comprensione. Questo vale per il Congo e per tutto il mondo....

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