DESTINI II

DESTINI 

ANGEL MIMIAFO 

ABOMINAZIONE 

 

Sposami! 

Torna qui e sposami, 

Ekofo! 

Possibile che non mi ascolti, 

che non mi capisca, 

che non mi risponda,  

mai? 

Perché continuo ad essere incompresa? 

Ekofo! 

Perché questo silenzio infinito? 

Ascoltami, 

Amore mio. 

Ascolta la tua donna. 

Per tutto quello che sta succedendo, 

caro Ekofo, 

la colpa non è solo mia; 

è anche di mia madre. 

È soprattutto sua. 

Sì, 

lei è la grande colpevole, 

responsabile del mio calvario. 

Avermi fatta così: 

bella,  

sensuale, 

affascinante,  

profondamente attraente e, 

secondo molti, 

irresistibilmente provocante. 

Tu non lo sai, 

Ekofo. 

Non sai quanto difficile sia controllare e dominare certe cose come 

il successo, 

la fama, 

la bellezza… 

Sì, 

la bellezza, 

 Ekofo. 

La BELLEZZA! 

Se soltanto fossi tu al posto mio, 

caro Ekofo Senior Bolekelà. 

Credimi; 

è molto probabile che non avresti retto. 

Tutti quegli uomini, 

belli e brutti, 

ricchi e poveri, 

forti e deboli… 

Tutti quegli sguardi bramosi,  

per me. 

Tutte quelle attenzioni,  

per me. 

Non è facile sostenere tanta pressione. 

Io non ce l’ho fatta.  

Tante volte non ho saputo resistere. 

E la mia debolezza per il genere maschile, 

la lusinga dei corteggiamenti, 

la passione per il sesso, 

tutto ciò mi ha spinta tra le braccia di tanti uomini, 

senza remore,  

senza sosta,  

senza rimpianti. 

Ci furono periodi, 

durante l’adolescenza, 

in cui avevo più incontri sessuali nell’arco della stessa giornata, 

con uomini diversi. 

Quattro volte, 

cinque volte, 

sei volte… 

Mi piaceva tanto. 

Il sesso non mi bastava mai. 

Una vera e propria droga,  

senza sensi di colpa,  

consumata serenamente. 

E la mia bellezza ne era complice, 

carburante essenziale,  

alimentava la mia passione. 

Ovunque andavo, 

nel villaggio o fuori di esso, 

la quantità dei miei ammiratori smaniosi era incontenibile. 

La mia fama era come un profumo inebriante. 

E io, 

forse affetta da ninfomania, 

non potevo respingerli. 

Soffrivo profondamente nella negazione, 

mi esaltavo nella concessione. 

E “il dopo” m’incitava a ricercarne ancora l’ebbrezza. 

Tutti,  

ormai, 

conoscevano la mia passione e la mia debolezza. 

Avevo acquisito la fama di essere una ragazza leggera, 

molto facile. 

Lo sapevano tutti. 

E tutti hanno voluto assaggiare le mie delizie, 

approfittando della mia generosità, 

gioventù e bellezza. 

Sono stata di molti uomini, 

Ekofo. 

Ma spero che tu sappia di essere l’unico, 

il solo uomo, 

nell’universo, 

che io abbia mai amato. 

Colui che amo tuttora. 

Che amerò per sempre. 

L’unico grande e vero Amore della mia vita! 

Oggi, 

in seguito a quella gravidanza che mi ha trasformata, 

non sono più la principessa dei tempi passati. 

La bellissima ragazza che faceva innamorare tutti, 

uomini e donne senza distinzione. 

La mia pelle scura come il “ngolo”, 

da venere nera, 

i miei denti bianchissimi, 

le mie forme e, 

soprattutto, 

i miei capelli, 

neri come l’ebano, 

lunghissimi e profumati. 

Eh sì, 

caro mio Ekofo. 

Non so se ricordi ancora i miei capelli, 

quelli che ti fecero impazzire e innamorare. 

Gli stessi che, 

peggio, 

causavano risse infinite tra le donne del villaggio, 

gareggianti ogni mattina, 

per il diritto di farmi le treccine, 

e approfittare del profumo naturale, 

sensuale della mia capigliatura, 

fragranza che le accompagnava lungo tutta la giornata, 

rendendo un po’ speciali anche loro. 

Adesso invece, 

di tutto ciò, 

rimangono solo i ricordi. 

Iniziò tutto quel pomeriggio di tre anni fa quando, 

fortemente infatuato, 

mi portasti per i sentieri della foresta in una passeggiata romantica. 

Avevo soltanto sedici anni. 

M’innamorai follemente di te. 

E ancora oggi, 

sento pulsare il sangue nelle vene, 

riconosco il battito del mio cuore in ogni istante della giornata, 

sento che potrei morire di questo Amore per te. 

Una passione che mi fa vivere, 

unica, 

irripetibile! 

Quell’incontro e quella passeggiata ebbero un seguito concreto, 

felice: 

rimasi incinta. 

Ma te ne andasti poco dopo, 

senza esserne informato. 

Fu l’inizio del mio calvario. 

Ricordi, 

Amore, 

i nostri bei momenti insieme? 

Quei brevi attimi durante i quali sognavamo, 

progettavamo e immaginavamo il nostro futuro insieme? 

Avevamo espresso il desiderio di avere cinque figli. 

Il primo? 

Lo avremmo chiamato Ekofo. 

Sì, 

proprio così. 

Ekofo, 

come te. 

E così l’ho chiamato, 

Amore. 

Nostro figlio si chiama Ekofo Junior! 

Fotocopia di suo padre, 

in tutto e per tutto. 

Senza te qui, 

lui è la mia unica gioia. 

Essendo io diventata il disonore della famiglia e del villaggio intero, 

nessuno mi sorride, 

nessuno mi parla. 

Tutti mi additano, 

mi guardano con la coda dell’occhio, 

m’insultano, 

mi umiliano. 

La mia colpa? 

Essere una ragazza madre, 

senza un compagno, 

senza un marito, 

sotto il tetto paterno. 

Lo sai benissimo, 

Amore. 

Sai bene la sorte crudele di una ragazza madre nel nostro villaggio. 

È per questo che, 

se mi leggerai, 

se mi sentirai, 

se mi penserai, 

torna immediatamente da noi. 

Torna qui, 

Ekofo, 

e… 

SPOSAMI! 

 Ngolo: pesce d’acqua dolce che vive nei ruscelli delle foreste tropicali africane, appartenente alla famiglia anguilliadae e dalla pelle molto scura. 

Angel rimase con i fratelli e i genitori nella grande casa familiare dove Ekofo Junior, il beniamino del villaggio nonostante le origini materne, trascorse i suoi primi due anni. Suo padre, Ekofo senior, non tornò mai da quel viaggio che lo strappò da Mpamà, conducendolo verso l’ignoto, per sempre. Di lui, nessuno seppe più nulla....
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Tel: 0423.946095 - 340.0541432
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