Il canto di Mimiafo

“Poenarrando”, non solo poesia!

La “poenarrazione” è un momento in cui s’intrecciano storie, canzoni, poesie, ricordi, immagini che attingo dal formidabile pozzo ricco di informazioni, l’infanzia trascorsa a Boende, coccolato ed educato da persone straordinarie, la colonna portante della nostra cultura, gli anziani dei nostri villaggi!

Angel Mimiafo, il personaggio chiave del racconto ABOMINAZIONE contenuto nel libro DESTINI II, è una donna con un’infanzia controversa, segnata da una sessualità molto esuberante. Lei, il disonore della famiglia. Mimiafo fu allontanata da tutti, anche dalla sua stessa famiglia, da suo padre. In questo testo (“Il canto di Mimiafo”), implora il perdono di suo padre, chiede di essere riammessa nella famiglia…

“Appena sbarcata a Mpamà a notte fonda, terribilmente buia e inquietante per i non “habitués”, Mimi si piazzò dietro la corte familiare. Aveva pianificato di trascorrere l’intera nottata lì, dietro casa, supplicando il padre con il “canto del perdono”, una melodia particolarmente melanconica che compose con l’intento di toccare la sua sensibilità:

“Fafà”,

so di non essere degna della figura paterna che sei,

quello che hai sempre rappresentato ai miei occhi.

Tu, grande uomo;

un grandissimo padre.

So anche di non meritare gli sforzi fisici che,

insieme alla mamma,

inutilmente spendeste,

per vomitare al mondo una creatura tanto abominevole,

io, il vostro disonore,

la vostra croce,

immensa, pesante.

So soprattutto di non essere degna della vita.

Io non merito il mondo.

Non merito questa famiglia,

questo villaggio,

questo popolo.

Io non dovevo proprio nascere.

Ma, essendo il mondo un pianeta tanto generoso,

esso non fa alcuna selezione di ciò che riceve.

La terra non rifiuta mai nessuno.

Come una partoriente accoglie il figlio che nasce,

la terra accoglie ogni cosa,

ogni creatura,

indipendentemente dalla sua natura,

bella o brutta,

buona o cattiva.

Ti prego, padre.

Ti supplico di riaccogliermi nella nostra famiglia,

di accettare le suppliche di tua figlia.

Lungo la mia strada,

guardo avanti,

guardo dietro,

guardo a destra e poi a sinistra.

Non vedo niente,

solo l’oscurità.

Un buio totale,

che mi spaventa,

che appesantisce i miei passi.

Attorno a me,

nessun segno di vita.

Nessuna speranza.

Non c’è nessuno che ascolti la mia voce,

che mi accetti e sostenga.

Totalmente abbandonata,

solo la strada sopporta ancora il peso dei miei peccati.

Solo lei mi sostiene,

mi accetta.

Lei, il vero rifugio di tutti i disperati:

la strada è la dimora dei bambini abbandonati,

la casa dei poveri e degli esclusi.

La strada non rifiuta mai nessuno.

Tuttavia,

se continuerai a rifiutarmi,

temo che non reggerò più a lungo.

Non permettere che il dolore si porti via la vita che hai generato,

padre.

Tu mi hai procreata.

Proteggimi, ti prego,

per sempre.

Amami e sopporta i miei difetti,

ti prego.

Cosa devo fare per avere il tuo perdono?

A quale prezzo,

caro padre, devo pagare i miei errori?

Devo, forse,

con le mie lacrime,

pulire il tuo cuore ferito,

insanguinato?

Devo,

come hai sempre desiderato,

sposare Enganyà,

il più grande cacciatore del villaggio,

per rimediare al disonore?

Ascoltami, padre.

Ascolta il pianto straziante di tua figlia.

Ascolta i gemiti della tua bambina,

stanca, abbattuta,

sfinita!

Domani mattina,

se vorrai,

vedrai quante lacrime ho versato questa notte,

implorando il tuo perdono.

Ho un vaso dove raccogliere,

goccia dopo goccia,

l’amaro pianto di questa triste notte.

Dimentica i miei peccati, padre.

Salvami dalla sofferenza dell’abbandono.

Riaccettami tra i tuoi figli.

Io non ti deluderò più!

Lascia la tua opinione

* campi obbligatori (l'indirizzo email NON verrà pubblicato)

Autore*

Email*

URL

Commento*

Codice*