Il saluto

Il saluto

Ogni popolo, ogni società è caratterizzata da abitudini e costumi storicamente legati al suo territorio. Appena arrivato in Italia, notai che c’era un fatto caratteristico della mia educazione diversamente concepito nell’usanza locale: IL SALUTO! Fin da piccolo, la mia società d’origine mi ha insegnato che il saluto è un’espressione di RISPETTO e CONSIDERAZIONE verso colui cui lo si indirizza. Infatti, per evidenziare il valore di questo gesto, mio nonno usava spiegarmi quanto segue: “Per illustrarti il valore del saluto, caro figliolo, ti racconterò un fatto. Quando due nemici s’incontrano sulla strada, questi non si degnano né di un saluto, né di uno sguardo. I due, accecati dalla rabbia, non si considerano minimamente e non si rispettano. E poi, quando un umano incontra un animale, non credo si degni di salutarlo. Generalmente, l’uomo non considera l’animale se non nell’interesse di consumarne la carne. Perciò, il nostro mondo e la nostra educazione ci insegnano di salutare sempre il prossimo, di farlo, anche e soprattutto, con tutti coloro con i quali abbiamo solo un minimo rapporto; cioè, rivolgere un saluto anche a persone che per puro caso incontriamo sul nostro percorso. Tutti noi abbiamo l’obbligo morale di far sentire vivi e importanti tutti coloro che, con noi, condividono gli stessi spazi che Dio ci ha prestato, il mondo. Sì, figliolo; questo pianeta non ci appartiene, siamo tutti di passaggio. Perciò, evitiamo di voler far credere di essere più importanti degli altri. Tutti noi, ricchi o poveri, belli o brutti, bianchi o neri, abbiamo un’unica fine: LA MORTE. Impegniamoci allora a vivere in armonia il tempo che ci è concesso vivere”. Questa è un’educazione secolare che i popoli dell’Africa si portano nel tempo, un’abitudine che a mia volta portai per le strade di Milano, salutando anche persone sconosciute incontrate sulla strada. Non avendo nessun rapporto con me, alcuni reagivano con stupore, incapaci di giustificarsi il saluto di uno sconosciuto, peraltro nero. Inizialmente mi sentivo offeso, sconsiderato, rifiutato. Ma più tardi capii che la cultura del saluto in giro per la città non apparteneva al mio nuovo mondo, e che dovevo solo rassegnarmi. Con il passare degli anni poi, al comportamento dei miei nuovi concittadini trovai una spiegazione: capii che il saluto nelle nostre antiche società, piccole e meno popolate, aveva assunto quel valore proprio per via della scarsa presenza umana in esse. Quindi, tutti conoscevano tutti e questo giustificava, in parte, la necessità del saluto reciproco. Solo che, anche in queste organizzazioni, l’educazione è esigente e richiede ancora di più; a tutti era richiesto il rispetto e il saluto anche di persone con le quali si viveva un rapporto conflittuale. Durante le riunioni nel villaggio, i grandi notabili obbligavano tutti, anche i nemici, a porgersi rispettosamente la mano e indirizzarsi parole di considerazione. Questa regola era d’obbligo per tutti gli abitanti del villaggio. Perciò, portandomi dietro questa tradizione molto antica, sentivo l’obbligo di salutare tutti quelli che incrociavo nella mia strada. Comunque, più avanti, con l’esperienza mi resi conto di dover dimenticare quest’uso, non perché volevo rinunciare a essere me stesso, ma perché la mia società d’adozione era strutturata in un modo tale che i miei usi e costumi erano difficilmente adeguabili. Qui circolano milioni e milioni di persone che, in alcuni casi, provengono da luoghi lontani, con abitudini e comportamenti diversi per cui, anche volendo, è praticamente impossibile salutare tutti a Milano!

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