ITHOS

Itonde Y'Elima Ya Ndoki N'Ejandje, "Ithos", è il mio nome d'infanzia, che alcuni parenti usano tuttora. Per rivelarne il significato, riporto qui un estratto del libro "Dal Congo in Italia come in un sogno".

La mia infanzia

 Originario della regione forestale dell’Equatore nel Nord-Ovest del Congo, sono nato il 17 Aprile 1973 a Kinshasa, la capitale, città nella quale sono rimasto soltanto per pochi anni. Mio padre, Bengongo François, dopo il divorzio a Kinshasa dalla prima moglie e madre dei suoi primi cinque figli, decise di contattare i genitori residenti a Boende Bakoyo Etoo, suo villaggio natale situato nelle vicinanze di Mbandaka, capoluogo della regione dell’Equatore; secondo le tradizioni locali, affidò loro il compito di trovargli una fidanzata che sarebbe poi diventata la sua seconda moglie, dopo una prima esperienza completamente negativa. Fu così che mia madre, Iloko Marie-Louise, dopo il consenso dei suoi genitori, da Mbandaka dove studiava lo raggiunse rapidamente a Kinshasa per costituire insieme un nucleo famigliare che vedrà nascere altri cinque figli, di cui io sono il secondo. Affidandomi ai racconti di mia madre, la mia nascita fu particolare. La mattina in cui venni alla luce mio padre le chiese, come faceva tutti i giorni dall’ottavo mese di gravidanza, come si sentiva e se poteva tranquillamente recarsi al lavoro. “Vai pure, non sento niente, il bambino non nascerà di certo oggi”, gli rispose la mamma. Papà se ne andò al lavoro, rassicurato dalla risposta di mia madre totalmente ignara dell’esito delle ore successive. Quando decisi di venire al mondo, la sorpresi con improvvise, frequenti e lunghe contrazioni. Ai suoi gemiti accorse una vicina di casa che, colta dalla sorpresa e non possedendo alcun mezzo di trasporto, si affrettò a chiamare un taxi in modo da raggiungere l’ospedale più vicino. Purtroppo, il taxi arrivò dopo un’ora e mezza e al momento della salita sul veicolo, successe quello che si tentava di evitare; nacqui all’istante, provocando panico e preoccupazione. L’autista, disorientato, accese il motore della sua vecchia Renault 4 e partì, affrettandosi verso l’ospedale. Mia madre dice che fu un momento intenso, non ricorda di averne vissuti altri simili. Devo la vita alla signora Eugenie, la vicina di casa che nel tratto tra il taxi e l’ospedale si occupò totalmente del parto, muovendosi con la cautela e la bravura di un’ostetrica. Non aveva mai assistito ad un simile evento ma si comportò da vera professionista. Il taxi era ormai sporco di sangue, il suo proprietario terrorizzato, incredulo e un po’ seccato dell’accaduto. L’urgenza era di raggiungere l’ospedale, cosa che facemmo senza perdervi molto tempo. Una volta all’Ospedale Maman Yemo, fummo condotti nel reparto ostetrico dove la mamma ed il suo neonato, io, ebbero le prime cure. Non avendo alcun mezzo di comunicazione per contattare mio padre, mamma affidò alla signora Eugenie il compito di informarlo dell’accaduto al suo rientro dal lavoro.

 Quando papà, arrivato a casa senza trovarvi nessuno, apprese le circostanze della mia nascita, pensò subito al nome appropriato da assegnare al misterioso bambino. Non ebbe alcun dubbio: “questo bambino si chiamerà Itonde Y’Elima Y’a Ndoki N’Efandje”, un lunghissimo nome che abbreviato divenne Ithos. Ricevetti questo appellativo in onore ad un mito delle nostre foreste, personaggio chiave dell’epopea Lianja, molto famosa in Congo. Infatti, Itonde Y’elima Ya Ndoki N’Efanje era un bambino misterioso e coraggioso che, ancora nella pancia della madre prima della nascita, ne usciva e ci tornava a piacimento. Si narra che la notte Itonde si allontanasse dalla madre per cibarsi delle riserve della famiglia. Non soddisfatto del nutrimento tramite la madre, usciva e mangiava come un adulto, approfittando del sonno dei genitori. E solo la mattina, al risveglio, i genitori notavano la mancanza del cibo gelosamente conservato la sera prima. Nessuno era riuscito a sorprenderlo fino al giorno in cui il padre, stanco della situazione protratta per mesi, tese una trappola. Era deciso a scoprire chi fosse il misterioso ladro che sottraeva le modeste riserve di cibo alla sua famigliola. Itonde non riuscì a fare rientro nella pancia della madre, saldamente bloccato dalla trappola, una rete da pesca che cadde su di lui all’entrata in cucina. Interrogato dal padre, dichiarò di esserne il figlio, il bambino di cui tutta la famiglia era in attesa. Per convincere il genitore incredulo e diffidente, lo invitò a controllare lo stato di gravidanza della moglie. Avvicinando la sua sposa profondamente addormentata, con stupore l’uomo constatò che lei aveva effettivamente sgravato. La mattina successiva fu organizzata una grande cerimonia durante la quale, senza rivelare come, il bambino misterioso fu ufficialmente dichiarato nato.

Mio padre decise quindi di chiamarmi Ithos, sostenendo che l’evento della mia nascita gli ricordava la storia di Itonde. In famiglia il nome fu accolto con entusiasmo, tutti furono meravigliati dalle circostanze della mia nascita. Questo non è il mio unico nome ma è il più usato da tutti i miei più stretti parenti che ricordano così la famosa epopea Lianja. 

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