LA "CINAFRICA"

DESTINI: Figli d'immigranti

"A Kinshasa, oltre all’immigrazione di lusso essenzialmente fatta di diplomatici e di uomini d’affari occidentali ed orientali, se n’è aggiunta un’altra, quella dei cinesi, arrivati in Congo grazie al progetto governativo dei cinque cantieri. Prima di questo improvviso afflusso, nel paese c’erano già molti altri cittadini cinesi con motivazioni e idee, chiaramente, diverse da quelle dei loro compaesani appena sopraggiunti. Com’è immaginabile, le conseguenze di questi movimenti sono infinite e, spesso, incontrollabili. Un caos che ha portato i congolesi a modificare molte abitudini per fronteggiare i nuovi arrivati in vari settori della vita. Se tra gli autoctoni e l’immigrato di lusso non vi sono scontri e rivalità, è soltanto perché le due realtà non condividono gli stessi spazi, non hanno le stesse occupazioni ed ambizioni. Ma i cinesi sono molto diversi dagli occidentali: loro hanno un’incredibile adattabilità, non hanno difficoltà a vivere come vivono i congolesi, mangiare gli stessi cibi, affittare gli stessi appartamenti e baracche, esercitare gli stessi mestieri, tutto questo però, evitando contatti suscettibili di favorire un miscuglio tra loro e gli autoctoni. Come pensa buona parte dei “kinois”, l’integrazione non è un obbiettivo dei cittadini cinesi. Il fatto d’inserirsi in tutti i livelli del tessuto sociale è riservato agli interessi economici. Lo si può notare con quel manifesto rifiuto d’imparare la lingua e di scambiare informazioni, se non per il necessario. Con loro, infatti, tutto si limita al bisogno reale, agli interessi; niente amicizie, niente scherzi, niente amore, niente di tutto ciò che possa generare rapporti e legami intimi ed affettivi.

Dalla parte dell’immigrazione occidentale, invece, i problemi creati sono di un altro genere; per questo si può citare l’esempio dell’esagerato aumento degli affitti e dei prezzi degli immobili nella capitale Kinshasa, così come in alcune città del paese. Il fenomeno è iniziato negli anni novanta e si è ampliato all’indomani dell’arrivo delle forze dell’ONU in Congo, occupate ad assicurarsi i migliori alloggi ovunque si stabilivano. Oggi, a Kinshasa, ci sono settori come il centro città ed alcuni quartieri residenziali dove gli affitti di semplici appartamenti di pochi locali costano cifre inimmaginabili. Lo stesso per le case e le ville in vendita. Vi sono esempi assurdi di piccoli appartamenti di due locali, in un paese del Centro Africa come il Congo, al prezzo di 1.700 dollari americani al mese; di ville vendute a prezzi che si aggirano intorno al milione di dollari americani. Situazioni davvero irrazionali quando si pensa al potere d’acquisto dei congolesi, ma reali, sorprendenti. Basta documentarsi anche tramite la rete internet per rendersene conto. Tutto questo può sembrare surreale agli occhi di chiunque viva in Occidente e che non conosca l’Africa e le sue follie. In Congo, tutti, dagli imprenditori del settore immobiliare alla stessa gente comune, sono d’accordo nell’affermare che se si è arrivati a questi livelli, la colpa è da attribuire alle organizzazioni umanitarie, la Monuc prima di tutti. Sono loro, le ONG, che non si tirano indietro davanti a qualsiasi prezzo proposto e sborsano ingenti cifre di denaro per affitti, per vari servizi e per le abitazioni. In più, la vita condotta da funzionari e addetti, stranieri ed autoctoni di queste organizzazioni è davvero stupefacente, con nulla da invidiare a chi vive nei posti più ricchi del mondo e che ancora si domanda cosa si possa andare a fare in Africa. È evidente, in tutto ciò, che c’è tanta materia che dovrebbe indurre a profonde riflessioni.

I cinesi dei cinque cantieri invece arrivano con uno spirito diverso. Il loro modo di fare e di adattarsi alle situazioni, anche le più estreme, è davvero sorprendente. Giunti in Congo a migliaia, spesso senza alcun rapporto con il progetto di Kabila, senza ritegno, questi cittadini del Paese del dragone s’infiltrano nei livelli più bassi della popolazione di Kinshasa e del paese. Loro non vanno a cercare affitti e ville da ricconi, ma abitazioni economiche di cui il costo per l’affitto mensile varia tra i 30 e i 100 dollari americani. E questo, nei più poveri quartieri delle città. Grazie ad uno spirito flessibile ed alla grande capacità d’adattamento, studiano il territorio, imparano subito varie tecniche da applicare all’economia locale, travolgono gli equilibri già precari con prezzi bassi, scatenando così la rabbia dei piccoli commercianti che si sentono minacciati. Il loro fare non piace certo ai furbi negozianti congolesi, molti dei quali abituati a malmenare la popolazione con esorbitanti prezzi di beni e servizi. Questa situazione ha scatenato violente reazioni di alcuni autoctoni, principalmente i piccoli commercianti, puntualmente ripristinate da energici interventi del governo. A Kinshasa non esistono più settori dove non si noti la loro presenza; dalla famosissima ristorazione delle strade della capitale congolese, il “malewa”, alle bancarelle dei mercati, i cinesi si trovano ovunque. Quando, interrogati sul motivo della loro presenza in questo paese, rispondono con dire incomprensibile: “Cen-Cian-Cè”, cioè “Cinq Chantiers”, i cinque cantieri. Questo è tutto ciò che dicono, l’unica risposta a qualsiasi domanda gli venga fatta."

...

DETINI Figli d'Immigranti ebook

Lascia la tua opinione

* campi obbligatori (l'indirizzo email NON verrà pubblicato)

Autore*

Email*

URL

Commento*

Codice*