Moglie e buoi dei paesi tuoi (Figli d'immigranti)

Moglie e buoi dei paesi tuoi

 

Documentandomi, ho trovato in internet la seguente definizione riguardo al famoso detto italiano “Moglie e buoi dei paesi tuoi”:

Proverbio che viene usato per evidenziare l'opportunità di celebrare i matrimoni fra persone degli stessi luoghi per una migliore comprensione e unione, quantunque ciò spesso non risponda a verità”.

Verissimo! Quest’adagio, per quanto istighi i sensi e la percezione di chi lo legge o lo sente pronunciare mettendolo, difatti, d’accordo con il suo significato, non è sempre cosa vera e dimostrabile. Non è sempre vero che il miglior partner sia quello con chi si condividono le origini e l’appartenenza culturale, il che è comunque un vantaggio in quanto permette maggiore intesa e comprensione in una vita di coppia. Infatti, essendo il matrimonio una realtà generalmente difficile per via dell’esistenza, al suo interno, di due individui con due personalità e caratteri diversi, poter contare sull’uniformità culturale e geografica è un vantaggio di grandissima fattura. Tuttavia, ciò non è la garanzia di una perfetta convivenza. In ogni rapporto amoroso, e ciò indipendentemente dal colore dei suoi componenti umani e geografici, l’amore, la passione, il rispetto, la pazienza e la comprensione sono il vero segreto che trasforma il brutto nel bello, l’impossibile nel possibile, il difficile ed il complicato nel semplice, facile, fattibile. Così come una persona può innamorarsi e sposare un’altra del suo stesso villaggio o di un altro lontano, i problemi, le incomprensioni, l’intolleranza e persino l’odio possono manifestarsi in un qualunque tipo di rapporto sentimentale, causandone la separazione o la fine, il divorzio. E gli esempi delle difficoltà di convivenza sentimentale sono tanti nel mondo, in tutte le culture.

Limitandomi al mio cerchio esistenziale, l’esempio più significativo è quello di un amico congolese, Maurice, il quale, raggiunta l’età prefissatosi per creare famiglia, contattò la famiglia in Congo, informandola delle sue intenzioni matrimoniali. Aveva deciso di chiedere la mano della fidanzata, una milanese conosciuta nell’ambito universitario. Dopo sette anni di fidanzamento, i due giovani stavano decidendo di passare all’atto definitivo, il matrimonio. Tuttavia, Maurice non poté fare tale passo prima di chiedere il parere della famiglia africana. “No! Non è possibile Maurice. Cosa vuoi fare, sposare una bianca? Ma hai pensato a tutte le difficoltà che possono esserci tra di voi, la sua famiglia e noi? No e no. Per quanto ci riguarda, sappi che quel matrimonio non è assolutamente gradito. Pensaci bene”.

Dopo tante pressioni, il giovane Maurice decise di annullare il matrimonio, lasciando la sua fidanzata incredula, delusa e profondamente amareggiata. La sua decisione, giudicata folle, non fu capita nemmeno all’interno della comunità congolese in Italia. Comunque sia, al nostro amico non interessavano i consigli, le critiche ed osservazioni di nessuno. L’unica opinione che contava era quella della sua famiglia. Gli pesava il famoso “debito” con la famiglia d’origine: con sforzi enormi, l’avevano inviato in Italia, confidando in lui. E non voleva deluderli. Per pienamente soddisfare il desiderio di questa, Maurice le affidò il compito di trovargli una fidanzata bella e sana in Congo, quella che, cinque mesi dopo, divenne sua moglie, la mamma dei suoi tre figli.

La sua fu una convivenza che ebbe un inizio da favola, una bella famigliola, giovane, allegra e in grande armonia. Il nostro amico era davvero felice, innamorato e visibilmente soddisfatto dalla svolta che aveva preso la sua vita sentimentale. Ingannati dal suo grande entusiasmo, pensammo tutti che avesse avuto ragione ad ascoltare la famiglia, e che il matrimonio con la milanese non avrebbe potuto regalargli tutta quella gioia che ora traspirava da tutti i pori. Ma sbagliammo tutti. Presto, seri problemi insidiarono e divisero la coppia, causando automaticamente gravi ed irreversibili danni alla vita dei loro tre figli. Per tempi abbastanza lunghi, i bambini conobbero momenti tormentati passando da un centro sociale all’altro per sfuggire dalle minacce di un padre improvvisamente cambiato, irascibile e violento, incapace di accettare la loro lontananza.

Iniziò tutto con un’inaspettata variazione nel carattere e nelle abitudini di Jeanine, la sposa di Maurice che dalla gentilezza, il sorriso e l’educazione a lei attribuiti da tutti appena arrivata in Italia, si trasformò improvvisamente diventando nervosa, maleducata e orrendamente antipatica. Infatti, ancora incinta della figlia, la terzogenita, Jeanine cominciò a presentare strani comportamenti che coinvolsero il marito, gli amici ed alcuni famigliari qui presenti. Fu questo l’inizio di gravi problemi che portarono i due sposi al divorzio.

Oltre ai danni psicologici, al nostro amico la separazione causò la perdita dell’immobile di proprietà, la macchina e, soprattutto, del lavoro, un impiego di nove anni dove, con grande fatica, aveva raggiunto un inquadramento apprezzabile. Accusato di essere il responsabile del fallimento del matrimonio per un comportamento esageratamente violento, gli fu negato l’avvicinamento alla moglie e ai figli. Confusi dalla perdita della figura di riferimento del padre, i bambini soffrirono enormemente e i due più grandi cominciarono a dare segni di squilibrio. Allora, per non peggiorare la situazione, fu deciso di fare incontrare padre e figli due volte alla settimana, così da permettere loro il minimo contatto necessario. Purtroppo, neanche questa manovra aiutò a salvare il primogenito che, fortemente attaccato alla figura del padre, soffrì tanto della separazione e si ammalò. Un grande e grave fallimento di tutte le parti chiamate a gestire la brutta vicenda della famiglia del nostro connazionale che, per difendersi dalle pesanti accuse di violenza, fu costretto ad ingaggiare delle battaglie legali, dispendiose e dall’esito incerto. Diede il massimo nell’impresa ma non riuscì a riconquistare la custodia dei figli, così anche la salute mentale del suo primogenito.

Questa bruttissima storia vuole essere la dimostrazione di quanto il detto “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, non sia sempre attendibile.

Un’altra volta invece, da un amico residente in Canada fui informato del suicidio di un congolese...
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