News

Eroi

E R O I 

 

Voi, eroi moderni.

Giovani vigorosi.

Combattenti instancabili ed intrepidi, che il destino strappa all'inferno.

La vostra terra infuocata brucia dall'orrore che il male ha scatenato.

Voi, giovani guerrieri, che non indietreggiate di fronte a nessun ostacolo.

Il vostro coraggio da veri leoni è la speranza per la sopravvivenza.

La vostra determinazione fa impallidire il deserto.

La vostra fame di vita e libertà spaventa il mare, facendolo deflettere ...

Il vostro stato d'animo, dopo la lunga attraversata, è debole,

ma non spegne i vostri sogni, non intacca la voglia della salvezza.

Su di voi sopravvivono mille speranze.

Grazie a voi saranno salvate molte vite, se riuscirete a salvare la vostra...

Non crollate, sotto le difficoltà, gli ostacoli, i lutti lungo il cammino.

Lottate, ancora, ancora e ancora, per voi; per i vostri cari.

La Vita deve trionfare, sempre.

17/03/2016

"Abominazione"

"Abominazione", uno dei tre racconti del libro DESTINI II ( http://www.ibs.it/…/long…/destini-abominazione-prestito.html ) e della raccolta "Poenarrando" ( http://www.ibs.it/…/978889111…/longo-issiya/poenarrando.html ).
"Abominazione" è la massima espressione della poenarrazione, momento che mi permette di rafforzare le radici che mi ancorano alle mie origini. Dovessi esserne privato, mi sentirei perso, vuoto, senza riferimenti, quasi inutile.

12/02/2016

Emergenza Corno d'Africa

Nell'attuale emergenza rifugiati, comuni, comitati di quartiere, parrocchie e molte altre realtà si organizzano per accogliere i nuovi disperati. Quando fui informato dell'imminente arrivo di alcuni profughi nel comune dove risiedo, ho avvertito la necessità di rendermi disponibile. Il mio contributo, contrariamente alle attese, non avrà la stessa valenza di quello di un mediatore culturale; non ne ho né la formazione né le competenze. Originario del Congo e quindi africano come i nostri nuovi ospiti che saranno esclusivamente cittadini maliani, ho spiegato a chi mi ha invitato che la mia presenza può effettivamente garantire un certo successo nei rapporti tra le parti. Tuttavia non possiedo gli stessi strumenti di una persona che ha seguito un percorso formativo specifico in materia. Detto questo, ritengo comunque importante sottolineare che, avendo le stesse provenienze geografiche e storiche dei nostri nuovi ospiti, la probabilità che il messaggio venga ben percepito attraverso me piuttosto che un autoctono possono essere maggiori. Ma nessuno può dare garanzie in una situazione tutta da vivere e sperimentare. Io parto con spirito positivo, forte della piccola esperienza vissuta nella sede di Undugu Multiservice dove ricevo tanti giovani profughi ospitati dalle suore nel Comune di Fonte (TV). Grazie a questa possibilità, cerco di dialogare con alcuni di loro, in francese o in inglese, anche se le mie conoscenze di quest'ultima lingua sono piuttosto limitate. Queste persone hanno tante storie da raccontare, simili alla mia, essendo io stesso arrivato qui fuggendo dalla guerra. Nel mio comune di residenza ci stiamo quindi muovendo per questo importante impegno. Mercoledì 04.11.2015 ci siamo incontrati in riunione per la seconda volta. Mi preme rilevare uno dei tanti elementi di discussione che hanno caratterizzato la serata e sui quali ho riflettuto a lungo. E' la preoccupazione generale sul come dovremo relazionare con gli ospiti, e su cosa dovremo insegnare loro. Ciò che credo invece, e sono stato molto contento quando uno del gruppo lo ha sottolineato, è che l'insegnamento sarà necessariamente reciproco. In effetti, tutti noi abbiamo sempre qualcosa da insegnare agli altri, anche quando di fronte abbiamo chi crede di tutto avere o sapere. Allora ci si diceva: "Ai ragazzi dovremo insegnare tutto, dall'italiano alle nuove abitudini nel paese che gli accoglie, la cucina, la gestione delle risorse, economiche e non, a loro disposizione etc". Ci siamo attardati molto su questi aspetti. Ho sentito nei presenti la volontà di rendersi utile, il desiderio di accogliere, di far sentire gli ospiti proprio a casa, ma anche la preoccupazione di trovarsi di fronte a persone a cui bisognerà tutto insegnare. Solo che, come credo io, anche quando devi insegnare a tuo figlio di doversi svegliare presto la mattina per non perdere l'autobus che lo porta a scuola, devi ricordare, anche tu, di concederti ogni tanto qualche ora di sonno in più, e di fare le cose con un pò di calma, per evitare l'esaurimento totale.

06/11/2015

I "Kadogo" - Bambini Soldato

I “Kadogo”, questi piccoli che gli adulti strappano all’infanzia e trasformano in macchine per uccidere. Il destino delle persone può essere definito in base al luogo di nascita e crescita, senza meriti né colpe.

DESTINI I: “La vita trova un senso solo quando si proietta al futuro tramite nuove generazioni, destinate a sostituire le precedenti”.

Il bambino che in questo preciso istante sta venendo alla luce non ha scelto come, dove e quando nascere, il genitore e la terra dove trascorrerà la sua infanzia; anche il luogo che lo vedrà crescere e diventare uomo non è il risultato di una scelta, ma la conseguenza di un ordine prefissato nell’universo, quello che noi umani definiamo con la parola DESTINO, che io amo identificare come il disegno di Dio per il cammino di ogni essere vivente sulla terra.

Nessuno può scegliersi il proprio destino: il rischio di un mondo uniforme, un pianeta dove tutti nascono belli, ricchi, potenti e fortunati, un posto dove nessuno necessita del servizio di nessuno, sarebbe enorme. Personalmente non sono convinto che vivere in tale mondo sarebbe un bene. Comunque, tento d’immaginare la risposta di ognuno di noi se, al concepimento, ci fosse data la possibilità di scegliere come e dove nascere, crescere e morire. In ogni modo, indipendentemente dai desideri di ogni essere umano, a decidere non siamo noi, ma la sorte, il destino e chissà cos’altro”.

I bambini soldato: letture & approfondimenti dal libro “Dal Congo in Italia come in un sogno”

24/04/2016

Amani

A mio figlio Amani

03/10/2015

Via dalla guerra in Congo, qui diventa imprenditore

Articolo sulla "Tribuna di Treviso" del 13 giugno 2015 

La storia di Issiya Longo: la fuga dall’Africa e la sua seconda vita a Fonte. Oggi gestisce un internet point, scrive libri sull’integrazione e lavora nel sociale.

21/07/2015

Incontro culturale

Presso la Libreria Internazionale Nexus - Via Beato Pellegrino,8 - Sabato 16/05/2015 16.30 - 19.30
Spazio KAMA, punto di cultura dedicato all'Africa e non.

14/05/2015

Undugu ONLUS

Senza una politica agricola adeguata e senza la valorizzazione del mondo rurale, l'Africa non può svilupparsi. Per la dichiarazione dei redditi, dona il tuo 5x1000 a Undugu Onlus 

16/04/2015

Il ritiro della Monusco dal Congo

Molti sono i congolesi della diaspora che vorrebbero tornare a casa, per contribuire al miglioramento della situazione socio-economica. Ma, come tornare in un paese sotto occupazione straniera senza subirne le conseguenze? Come tornare in un paese in cui, con armi pesanti, si spara a manifestanti pacifici? Sono decine di anni che le Nazioni Unite, attraverso la loro missione di pace, assistono al massacro di milioni di congolesi.

Ora si parla di un probabile ritiro di questa istituzione internazionale dal territorio congolese. 

Una domanda è d’obbligo: 

15 anni dopo, qual è il bilancio della presenza dell’Onu nella regione dei grandi laghi africani? 

L’Onu, attraverso la Monusco, ha compiuto bene la sua missione?

12 milioni di morti in Congo in presenza dei caschi blu; l'Onu, ha fatto bene il suo lavoro ??????

...

Beaucoup sont les congolais de la diaspora qui voudraient rentrer chez eux, afin de contribuer à l'amélioration de la situation socioéconomique. 

Mais, comment rentrer dans un pays sous occupation étrangère sans être inquiété?
Comment rentrer dans un pays où, avec des armes lourdes comme dans une guerre, on tire sur des manifestants pacifiques?
Cela fait une dizaine d'années que l'Onu, à travers sa mission de maintien de la paix, est présente au Congo. Maintenant qu'on entend parler d'un probable retrait de cette institution internationale du territoire congolais, une question est inévitable:

est-ce que l'Onu a correctement rempli sa mission?

12.000.000 de morts au Congo devant les casques bleus, est-ce que l'Onu a fait son travail ???

29/01/2015