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Elezioni Presidenziali in Congo

In Congo, eleggere il presidente della Repubblica è sinonimo di caos e morte. Osservando ciò che sta succedendo in queste ultime ore nel mio paese e nel mondo, mi è venuto in mente un capitolo del libro DESTINI II, "Illusioni umane"

Illusioni Umane - "DESTINI II" (laFeltrinelli.it

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Nello stesso ordine delle vanità umane, come non rilevare quella prepotenza, la brutalità e la crudeltà perpetrate sulle popolazioni civili, maltrattate, picchiate a sangue, violentate e trucidate dalle mani armate di molti incoscienti durante i vari conflitti civili in Africa e nel mondo? Da ogni parte del nostro pianeta, tante storie, tanti racconti ed esempi di crudeltà fra gli uomini screditano l’umanità, mettendo in discussione il concetto stesso dell’evoluzione della nostra specie. Nella mia vita, avrei preferito dimenticare certi momenti del passato. Purtroppo, malgrado gli sforzi, capita che la mente mi ricordi luoghi, situazioni, attimi e circostanze davvero crudeli. Certi episodi, certe immagini delle guerre civili sono una vera tortura per l’anima; e le azioni di persone sadiche che godono del maltrattamento, della tortura degli altri, fanno sorgere un vorticoso gorgo d’angoscia nella mia mente. Mi chiedo come ci si possa sentire mentre si è impegnati in operazioni di tortura ed uccisione dei propri simili, uomini, donne ed anziani, deboli ed indifesi. Chi si diverte a togliere il soffio della vita agli altri, mi chiedo, come si sente? Felice? Gratificato? Invincibile? Potente? Eterno? Alcuni esultano nel vedere soccombere le vittime delle loro azioni terroristiche. Altri invece, nel momento in cui portano a segno le operazioni di vendetta, si felicitano e festeggiano: “Giustizia è stata fatta. Abbiamo ucciso il responsabile del terrore vissuto dai nostri, i loro pianti le loro disperazioni quando, sul nostro suolo, furono trucidate migliaia di vite innocenti”. Quando, mi chiedo, concluse le loro operazioni o molto tempo dopo, i vari terroristi e presunti eroi si ritrovano da soli nell’intimità, magari nel loro letto o semplicemente seduti sul wc, cosa pensano?

“Ecco, ora sì che mi sento bene per aver massacrato quello là”.

“Che bello, ho eliminato il mio nemico. L’ho cancellato, per sempre”.

Uccidere i propri simili, bruciare, tagliare, ferire, violentare. Come se l’attore di simili azioni avesse, a differenza delle sue vittime, il diritto di farlo e la garanzia di poter vivere in eterno e sempre preservato dalla violenza e dalla malvagità di altri cattivi, simili a lui. Arrogarsi il diritto di vita e di morte li fa sentire onnipotenti. Nel momento in cui un criminale si avvia sulla strada del delitto, eccitato e determinato, è impaziente di portare a segno il colpo premeditato. E la sua vittima, ignara dei programmi malvagi dell’assassino, vive gli ultimi istanti della propria esistenza, una vita che un suo simile umano ha il potere e il volere di troncare con prepotenza e crudeltà, cancellare come si fa con un disegno non gradito. Uccidere l’altro è un fatto molto eccitante e gratificante per alcune persone, uomini e donne che trovano soddisfazione nel veder altri soccombere alla violenza delle loro azioni. Anche questa è una condizione umana, terribile vizio e perversione, tristissima realtà che fa dell’uomo, se non la peggiore, allora una delle peggiori creature divine, crudele, ipocrita, falsa, malvagia, abominevole. 

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23/07/2014

Katoto lala su Youcanprint

Katoto lala/Piccolo dormi, ninna nanna per dormire YOUCANPRINT      
28/10/2014

Rflessioni di fine anno

Nel 2001 mi recai a Parigi, da Seraphine D., un’amica francese, all’epoca sessantenne. La conobbi nel 1998, appena un anno dal mio arrivo in Europa. Lei è una grande Donna, con due matrimoni alle spalle, uno dei quali, con un senegalese, l’aveva condotta in Africa. Erano gli anni 50-60 quando, in Occidente,  solo pochi avrebbero permesso alla figlia di sposare un negro; e pochissimi l’avrebbero lasciata trasferirsi in Africa con il marito. In Senegal, Seraphine ci andò, ci visse e partorì un bel morettino…

Durante quella vacanza a Parigi, una mattina successe qualcosa che non potrò mai dimenticare. Eravamo nella sua piccola cucina, bellissima, essenziale e deliziosamente francese. Sera mi fissò a lungo, senza parlare, senza battere le ciglia. “Perché fissarmi in questo modo? Cos’ avrò mai fatto?” mi chiesi con velata inquietudine. La radio era accesa, a volume bassissimo. Una bella musica, stile jazz, appena iniziata sostituendo il consueto messaggio pubblicitario, uno di quelli che, mi disse, non sopportava più: “Sono anni, da quando ero bambina, che ascolto simili propagande” – “Con un euro, ci aiuterete a sfamare un bimbo in Africa”.

Poi proseguimmo con un breve scambio:

-“Y. Longo”, m’interpellò, “Secondo te, io sono razzista?”

- “No, perché? Lo fossi stata, non credo ti saresti legata ad un negro, ci avresti fatto un figlio…e ora non avresti ospitato me, un altro negro (a me non offende essere definito negro, lo sono innegabilmente e ne vado assolutamente fiero) nella tua casa, condividerne i servizi, i bicchieri… preparargli, così accuratamente, il letto, la camera, la colazione, il pranzo, il pekè (l’aperitivo d’abitudine nel suo salottino, al rientro dalle indimenticabili visite di Parigi, la mia scoperta della mitica città francese). Insomma, Sera, da dove nasce questa domanda?  E poi, perché proprio adesso?”

- “Perché non vorrei che, con quello che sto per dirti, ci fossero fraintendimenti. Sai, per la stragrande maggioranza degli occidentali, anche i più poveri ed ignoranti, voi negri, di qualsiasi classe sociale, dai presidenti della Repubblica all’ultimo cittadino, non valete proprio niente. Le vostre autorità politiche sono la categoria più scandalosa, avida, egoista, immorale…, insomma, la peggiore. Nella loro bassezza e mediocrità professionale fanno ridere e piangere al tempo stesso. Vederli ostentare in Occidente le ricchezze rubate ai popoli che affamano e riducono alla miseria nera, è davvero scandaloso e, profondamente irritante. In Europa si permettono ville, macchine di lusso, conti bancari tra i più forniti quando, in Africa, non riescono a sfamare le popolazioni, incoraggiando così i vari truffatori occidentali a creare ONG ed Associazioni varie con Slogan come quello di poco fa: 1 euro per sfamare gli africani. In realtà, e converrai con me, siete voi che sfamate loro; siete voi che dovevate sfamare noi. Credimi, caro amico, è rivoltante, ogni mattina, accendere la radio e sentire sempre quella pubblicità, da anni: “Con 1 euro salvi una vita in Africa”. Che vergogna, per chi usa simili slogan! Che vergogna, per i vostri politici! Che vergogna, per noi e, soprattutto, che vergogna, per VOI africani! CHE VERGOGNA!”

 

La discussione con Sera è il genere di scambio culturale che aiuta a capire un concetto cruciale: la missione di chiunque lasci l’Africa per l’Occidente è incompleta se l’emigrante non ritorna nel continente nero, apportandoci il sapere qui acquisito. Noi africani della diaspora dobbiamo riscattarci, dobbiamo ritornare a casa per contribuire al cambiamento, necessario ed imperativo, della società, al suo sviluppo, arricchiti dell’esperienza fatta in Occidente. Per fare questo dobbiamo imparare il senso civico e di condivisione del bene pubblico…e questo, ad essere sincero, ci manca dalle radici. Manca agli africani rimasti in Africa che alla cacciata del colonizzatore hanno lasciato degradare ciò che di buono era stato lasciato: strade, architettura e tutto ciò che poteva essere utilizzato per il bene comune. E manca pure all’africano emigrante, quello che trova un lavoro in Europa e torna al suo paese per ostentare la ricchezza materiale, elemosinando senza costruire niente di veramente utile per l’Africa e i suoi cittadini. Le due opportunità di evoluzione, ciò che è stato lasciato dal colonizzatore e il sistema sociale e produttivo occidentale non vengono usati come risorsa ma sprecati in modo poco intelligente. L’esperienza cattiva e buona comunque non servono a niente, non se ne fa tesoro….In questo ho visto gli errori commessi e in questo sto tentando di sensibilizzare entrambi i mondi. Da  cittadino integrato, come credo potermi definire dopo i sedici anni trascorsi in Europa, studio accuratamente il sistema che può dare maggiori garanzie di riuscita; sensibilizzo così neri e bianchi, indifferentemente, tutti coloro che come me credono in un mondo migliore e non temono di sporcarsi le mani con il sano lavoro del corpo e della mente. E i miei libri sono strumento di diffusione di quest’energia vitale e di evoluzione.

Infine, è ora che l’Africa e gli africani diventino i principali attori dei loro destini, cambiando la vecchia classe politica che ha fallito, svendendo tutto e tutti. Mi sembra d’intravedere nelle nuove generazioni una scintilla di consapevolezza in più rispetto ai loro padri….Viva la nuova generazione africana, l’unica speranza di un vero cambiamento in Africa!

30/12/2013

L'ONESTA'

Un cittadino onesto? Esemplare?

Dia ABDOU  AZIZ, venditore ambulante senegalese, era salito su un treno diretto a Milano.  Quel giorno, per la prima volta da quando è arrivato in Italia, era sprovvisto di un valido documento di viaggio. Per la sua fortuna, non ci fu nessun controllo e, scendendo dal treno, ringraziò Il Suo Dio!

Due giorni dopo, grazie al recupero del denaro precedentemente prestato ad un connazionale, si recò alla stazione centrale di Milano. Acquistò un biglietto e, dopo averlo obliterato, lo strappò davanti alla biglietteria sorprendendo tutti, anche gli addetti alla biglietteria. Spiegò così il motivo del gesto folle: “Due giorni fa ho viaggiato senza un biglietto valido. È successo perché mi sono ritrovato senza un soldo in tasca. Allora ho scelto di rischiare, considerando l’importanza del viaggio a Milano. Oggi, appena ho ricevuto la somma necessaria per saldare il debito, non ho perso altro tempo. Ho corso fin qui. Adesso mi sento bene, liberato dall'insopportabile peso che non mi ha fatto dormire per ben due notti. Arrivederci”.

L’addetto alla biglietteria della Stazione Centrale di Milano si meravigliò di quello che definì “stranissimo gesto”. Disse all’uomo di essere completamente PAZZO! 

10/07/2014

Alain Mabanckou a Palazzo Roberti

Giovedì 19 giugno dalle ore 18.00 alle ore 19.30   Alain Mabanckou presenta il suo nuovo libro "Le luci di Pointe-Noire", edito da 66thand2nd.
Traduzioni di Jacqueline Nadia Sebben
Introduzione di Vittorio Andolfatto
Musiche di Issiya Longo   Nella graduatoria delle 50 personalità africane scelte dalla rivista francese «Jeune Afrique» compare il nome di Alain Mabanckou. Considerato una delle voci più interessanti dell’Africa francofona, lo scrittore di origine congolese ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua opera. Tra i suoi romanzi, tradotti in quindici lingue, Memorie di un porcospino, di prossima pubblicazione in Italia per 66thand2nd, si è aggiudicato nel 2006 il maggior premio letterario francese, il Prix Renaudot. Di Mabanckou, 66thand2nd ha già pubblicato Black Bazar (2010), Domani avrò vent’anni (2011, vincitore del premio Georges Brassens) e Zitto e muori (2013). Il 5 giugno uscirà nella collana Bazar il suo ultimo romanzo, Le luci di Pointe-Noire, il racconto del ritorno ai luoghi dell’infanzia dopo oltre vent’anni di assenza.
02/06/2014

Il tuo 5 x 1000 a UNDUGU ONLUS

07/04/2014

Katoto lala II° Edizione

24/01/2014

Trio Hadissi Poenarrando

Per un incontro con il Trio Hadissi Poenarrando – Dibattiti – Scambio Culturale – Attualità sul Congo (20 anni di ripetuti conflitti armati con MILIONI di vittime) – Poesia & Narrazione con chitarra etc. I nostri interventi sono rivolti a: Scuole – Associazioni - Teatri amatoriali – Librerie – Biblioteche – Comitati di quartiere – Parrocchie. 

POENARRANDO ... quando la poesia e la narrazione si fondono, senza confondersi. 

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17/01/2014

LA RÉVISION DES FRONTIÈRES DE LA RDC

Et voilà notre OBAMA (premier locataire noir à la maison blanche) et ses pairs en action pour diviser le Kongo, notre Kongo!

Pour y arriver, des années et des années de massacres, viols, tortures, souffrances et misère. Que n'ont-ils pas inventé et cogité pour arriver à cet objectif mesquin? Diviser le Kongo, cela doit se faire, coûte que coûte, peu importe le nombre de victimes:
"8 millions? 10 millions? 12 millions? On s'en fout. Pour nous, la fin justifie les moyens et tous les moyens sont bons, c'est la réussite à tout prix, sans scrupule, voire au dépens d'autrui.. C'est l'objectif qui compte", ils semblent se dire. Et voilà, maintenant, des déclarations qui se succèdent les unes aux autres, avec un dénominateur commun: LA RÉVISION DES FRONTIÈRES DE LA RDC pour un retour à la paix.
Et dans tout ça, où sont nos responsables politiques? Dans quel pays au monde a-t-on vu et entendu des menaces faites sur l’intégrité territoriale sans que le PRÉSIDENT et le GOUVERNEMENT se soulèvent et crient haut leur contrariété et leur détermination à ne pas céder un seul centimètre de leur terre? Que font donc les politiciens congolais face à cette terrible situation? Est-ce que, pour garantir la paix à la population, les États Unis doivent venir nous obliger à céder une partie de notre pays? Où sont-ils donc, les vaillants militaires congolais? Où sont-ils, nos politiciens? Où es-tu, peuple congolais. RÉVEILLONS-NOUS, mes chers compatriotes!

16/12/2013

Intervista Radio Siani - Napoli

Longo Issiya, un migrante del Congo sfuggito alla dittatura

31/10/2013