Preoccupazioni

(DAL CONGO IN ITALIA COME IN UN SOGNO - Tra poco anche la versione ebook)

Preoccupazioni 

L’ultimo viaggio in Congo mi portò a scoperte assai sconvolgenti, situazioni di sfruttamento delle popolazioni rurali e delle loro terre, tragicamente spogliate da multinazionali straniere prive di ogni rispetto per la natura e per l’ecosistema del nostro pianeta.

La regione forestale dell’Equatore costituisce una ricca riserva naturale di vari ed importanti tipi di alberi che, ovviamente, attirano l’attenzione di grandi compagnie che operano nel settore del legname. I vari IFO: “albero conosciuto nei villaggi per le sue capacità di generare il fuoco”; ISSIYA: “albero dal quale si estrae una polvere rossa necessaria per le decorazioni del corpo durante alcuni eventi tipici del villaggio quali: il matrimonio, la nascita, la morte (la parola Issiya, che rappresenta il mio cognome, in italiano può descrivere anche una figura professionale, quella del fabbro)”, BOKONGE: “legno nero, Ebano”, sono esempi di alberi preziosi di quella foresta che, purtroppo, scompaiono alla velocità della luce. A Kinshasa dal mese di giugno 2008 per l’ultimo saluto al nostro defunto padre, mio cugino Papy, felice di vedermi per la prima volta in vita sua, era solito descrivermi le realtà del nostro villaggio dove è nato e vive tuttora. Il suo rammarico per la rapida distruzione della foresta è indescrivibile. Ma a rendere più inaccettabile la situazione è il comportamento vergognoso e disumano di chi sfrutta questi posti. Grazie a materiali pesanti, si abbattono ettari di foreste ed alberi di ogni dimensione e in tempi record. Si assiste allora a scene spaventose di trasformazione ambientale. Si racconta che vi siano situazioni in cui nell’arco della stessa giornata la natura cambi totalmente, dalla foresta fitta della sera precedente al vuoto totale. Ma in tutto ciò è triste constatare come le multinazionali, per effettuare queste pratiche distruttive, comprano le popolazioni a prezzi ridicoli. La distruzione della foresta avviene al prezzo di una bicicletta consegnata al capo villaggio, un sacco di sale da 25 kilogrammi e delle magliette al resto della popolazione. Atti inaccettabili di sfruttamento senza pietà. Un puro e semplice disastro ecologico. Stanno saccheggiando questa foresta a ritmi vertiginosi, comportamenti che richiedono l’intervento delle organizzazioni che lottano per la conservazione ambientale. L’idea dell’associazione UNDUGU era nata anche per contrastare azioni di questo tipo. Vorrei invitare uomini di buona volontà ad unirsi a questa, con due obiettivi importanti:

Spiegare alle popolazioni rurali del Congo i problemi e le difficoltà delle città, sensibilizzarle sull’importanza della conservazione dell’ambiente ed aiutarle a difenderlo.

Poi, aiutare, incoraggiare ed accompagnare coloro che desiderano tornare nei villaggi per contribuire al loro sviluppo, base indiscutibile dell’eventuale progresso del nostro paese.

I villaggi congolesi si sono svuotati dei loro occupanti trasferitisi in città che, per questo, conosce una sovrappopolazione insostenibile ed un’estrema povertà. L’esodo rurale verso Kinshasa è all’origine di molti problemi di cui il più evidente rimane il degrado della città. Le masse di persone giunte dalla parte rurale del paese, senza lavoro, senza formazione e senza alcuna assistenza, circolano disperatamente provocando problemi che si sommano a quelli già esistenti. Kinshasa non possiede strutture in grado di ospitare grandi quantità di persone giunte da ogni parte, insufficienza che inevitabilmente provoca i seguenti fenomeni:

L’ampliamento selvaggio della città con nuovi quartieri, alcuni in zone a rischio a causa delle difficili condizioni ambientali.

Il disastro dei trasporti. A qualsiasi ora una marea di persone si riversa in ogni angolo di Kinshasa in cerca di un mezzo di trasporto. Anche se lo spirito coraggioso dei congolesi e la loro capacità di arrangiarsi permettono soluzioni inimmaginabili, la quantità di automobili che circolano per la città rimane nettamente inferiore ai bisogni della popolazione. I tanti rottami recuperati qua e là, sistemati e messi in circolazione non bastano a risolvere il problema dello spostamento. Sono pericolosi ed altamente inquinanti. Succede spesso di aspettare un taxi, un autobus per diverse ore, non perché manchino, ma perché quelli che passano sono sempre pieni. Le difficoltà degli spostamenti nella capitale congolese sono un problema reale che richiede grandi soluzioni.

A questi due fenomeni si aggiungono la disoccupazione, molto sentita nella maggioranza dei Kinois, e l’assenza d’igiene in tutta la città. Kinshasa, altri tempi chiamata “La belle” è diventata “La poubelle (la pattumiera)”. La nostra amata capitale ha perso le sue vecchie caratteristiche di grande città, grande capitale. Per tutto questo è importante che coloro che giungono qui dai villaggi, senza lavoro, senza abitazione, senza progetti, facciano ritorno ai luoghi di provenienza. Ho parlato con diverse persone pentite della decisione di lasciare i villaggi e pronte a farci un ritorno anche immediato. Le sofferenze della disoccupazione a Kinshasa sono davvero insostenibili. È indispensabile riportare le persone ai loro villaggi, accompagnarle in questa impresa ed aiutarle ad organizzare la loro vita lì.

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