Proposte di lettura (a cura di Silvia Camilotti)

“D.E.P. – Deportate, Esuli e Profughe”

Tra i romanzi tradotti in lingua italiana che pongono al centro personaggi, storie e ambientazioni congolesi o che comunque consentono di, per riprendere il titolo della presente rubrica, “aprire una finestra” sul paese dell’Africa centrooccidentale, abbiamo individuato in particolare quattro titoli. Si tratta di due opere in traduzione dal francese e di due scritte direttamente in lingua italiana; è bene subito premettere che si tratta di romanzi difficilmente comparabili sul piano dei contenuti, dello stile e più in generale della elaborazione formale e tematica. Tra le opere scritte direttamente in lingua italiana indichiamo Kinshasa-Milano. Sola andata di Mbaku Malanda (della collana Letteratura africana delle edizioni L’Harmattan Italia, pubblicato nel 2002) e Dal Congo in Italia come un sogno di Issiya Longo (Edizioni La Riflessione, Cagliari, 2009). Sin dai titoli si comprende facilmente la natura di questi due testi: opere che raccontano l’esperienza di immigrazione in Italia, dalla spinta a partire sino all’impatto con la società d’arrivo. In linea con i primi romanzi della letteratura della migrazione in lingua italiana, la peculiarità di Kinshasa-Milano e Dal Congo in Italia come un sogno risiede più nel valore socio-politico della scrittura che nella ricercatezza letteraria, trattandosi in entrambi i casi di esordi di autori non italofoni da pochi anni in Italia e che peraltro non hanno dato continuità all’attività di scrittura. I due romanzi in esame hanno dunque un valore testimoniale, in quanto esemplificano l’esperienza della migrazione in Italia da un paese che, come emerge in entrambi i testi, avrebbe tutte le risorse materiali per emanciparsi dalla povertà, ricchezze che però sono male utilizzate oppure sfruttate da altri. Il romanzo di Mbaku Malanda non si incentra molto sul paese d’origine quanto su quello d’arrivo, sulle difficoltà di inserimento, sullo sfruttamento lavorativo (buona parte del testo è ambientato a Villa Literno in provincia di Caserta), sulle illusioni di facile ricchezza e sullo scontro amaro con la realtà. Vi sono anche incontri positivi, con africani ed anche italiani solidali alla causa dei lavoratori stranieri sfruttati che tuttavia ripropongono – come nel caso della giovane Francesca, animata dalle migliori intenzioni – triti stereotipi esotizzanti sull’ “africanità”. Il romanzo Dal Congo in Italia come un sogno, sebbene presenti molte affinità con il precedente, permette qualche escursione maggiore sul paese d’origine dell’autore, che racconta la propria vita (anche grazie all’ausilio di fotografie inserite nel testo) anche prima di prendere la decisione di partire per l’Europa e dunque traccia un quadro un po’ più ampio della situazione recente del Congo. Sin dalle prime pagine troviamo qualche cenno allo scempio ambientale subito dal paese che però ha la “fortuna di mantenere ancora parte importante della sua natura” (p.13). Silvia Camilotti DEP n. 24 / 2014 160 Cogliamo anche critiche nei confronti dei propri connazionali, impegnati a rincorrere goffamente abitudini occidentali (p. 29), dei propri governanti nient’affatto interessati al bene collettivo e ai colonizzatori che hanno alterato le strutture sociali fino a cancellare tracce del passato, ormai irreperibili nei contesti urbani (pp. 30- 31). Inoltre, qualche pagina è dedicata all’assenza di infrastrutture – strade in particolare – ed ai pesanti effetti sulla vita dei cittadini, senza considerare fenomeni sociali gravi come i bambini di strada (phaseurs) che finiscono arruolati nelle milizie (pp. 120-125). Ruolo centrale svolgono, nella vita del protagonista, i missionari cattolici, che nel suo caso hanno certamente permesso la svolta finanziando gli studi prima in Congo e poi in Italia; ciò permette all’autore anche l’apertura di qualche spazio di riflessione critica nei confronti dell’assistenzialismo fine a se stesso (p. 67). Un passaggio della biografia dell’autore che apre a un tragico momento della storia recente del suo paese è rappresentato dal conflitto ruandese, poiché la regione congolese del Kivu, al confine con il Ruanda, ha visto migliaia di profughi riversarsi nel paese durante quella guerra e lo stesso protagonista ha toccato con mano gli effetti del conflitto: infatti, la sua amicizia con alcuni ruandesi compagni universitari lo ha messo in pericolo, costringendolo ad abbandonare il campus a Kisangani dove studiava medicina. Inoltre, gli scontri tra le milizie del presidente Kabila e le forze di Mobutu che hanno investito anche la città di Kisangani hanno rappresentato un ulteriore pericolo che ha spinto il protagonista alla fuga, senza peraltro avere notizie della famiglia ancora residente nel Kivu. Grazie all’aiuto di un padre missionario riesce ad ottenere un visto turistico per l’Italia che segna l’inizio di una nuova, anche se difficoltosa, fase e che, a parte una parentesi in Congo necessaria per poi ripartire con un permesso per studio per l’Italia, rappresenta un nuovo inizio per il protagonista. Si tratta di un romanzo che senza la pretesa di approfondimenti e a partire da un punto di vista personale, non privo di qualche ingenuità, permette di avvicinarsi a vicende storiche che in tutta la loro gravità e contingenza sono dimenticate oppure velocemente liquidate dai media. Purtroppo, come il report presentato in questa rubrica dimostra, la situazione di sfruttamento e violenza nel Congo è tutt’altro che risolta, come peraltro racconta anche qualche sporadico articolo giornalistico1 . Di taglio completamente diverso i romanzi di Emmanuel Dongala e Sony Labou Tansi, rispettivamente L’uomo di vento (trad. it di Egi Volterrani, Milano, epoché, 2005) pubblicato in Francia nel 1987 e Nemico del popolo (trad. it di Egi Volterra- 1 Si veda l’articolo di Daniela Greco del 10 maggio 2013 su www.ilfattoquotidiano.it dal titolo Congo: violenze, morte e ingiustizie. Una guerra lunga vent’anni che testimonia dall’interno la situazione, aprendo però a spiragli di speranza e ripresa. Il pezzo uscito sul blog http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2013/12/falchi-italiani-per-la-guerra-in-congo.html dal titolo Falchi italiani per la guerra in Congo del 14 dicembre 2013 denuncia le spese militari tutt’oggi sostenute dall’Onu a scapito di investimenti in aiuti umanitari; infine, l’articolo di Linda Chiaramonte uscito sul “Manifesto” del 3 gennaio 2013, La marcia di John. A tasche piene, riporta l’intervista a John Mpaliza che per denunciare la guerra per l’estrazione del coltan è stato costretto a fuggire in Italia dove risiede da vent’anni e continua la sua battaglia. Egli sostiene la necessità di “una sensibilizzazione dell’opinione pubblica perché sappia che tutti noi abbiamo a che fare con questo minerale” al fine di “trovare il modo di fermare il massacro” che la lotta per le risorse del Congo produce da anni. Silvia Camilotti DEP n. 24 / 2014 161 ni, Milano, epoché, 2003) uscito nel 1983. Si tratta di due autori riconosciuti a livello internazionale, pluripremiati e le cui opere sono state tradotte in molte lingue, considerati importanti esponenti delle letterature africane e (nel caso di Tansi) anche di sceneggiature teatrali. Nel primo caso il riferimento alla storia congolese è piuttosto diretto e risale all’impatto della colonizzazione e alle sue conseguenze a breve e lungo termine. Anche in tal caso la prospettiva è strettamente individuale e appartiene al protagonista Mankunku, che osserva in maniera critica le trasformazioni e la degenerazione che la sua comunità vive e contro le quali si scaglia, inutilmente. Di grande impatto e significato la scena di uccisione di animali, in particolare elefanti, ad opera di un bianco, inebriato dal sangue e della morte che produce (pp. 82-83). Mankunku è un uomo dai tratti eroici, mitici in alcuni momenti, ma anche gravato dalle debolezze umane che all’altezza dell’epilogo avranno la meglio su di lui. Come molte altre grandi opere letterarie di autori africani, l’epica e il mito che caratterizzano e sostanziano la vicenda si intrecciano alla contingenza della storia e alla necessità di un equilibrio tra tradizione e spinta verso il futuro, con la consapevolezza, che emerge anche in alcune riflessioni di Longo, che cancellare il passato in nome del progresso produce alienazione e miseria, e solo una coesistenza tra i due poli può portare a un miglioramento delle condizioni di vita del popolo congolese e più ampiamente delle genti africane. La portata ampia del romanzo supera i confini nazionali e assume valore per tutti gli stati del continente che hanno condiviso il medesimo destino di sfruttamento. Infine, Nemico del popolo figura tra i quattro testi il più surreale ma forse anche feroce nel descrivere, secondo le parole di Volterrani nell’introduzione, una «vicenda disperata e improbabile che passa dai riferimenti a una realtà crudele come i regimi autoritari e corrotti che hanno fatto scempio dell’Africa alla criptica eredità di culture ancestrali» (p. 8). Come ne L’uomo di vento, la dicotomia tra tradizione e modernità non pare risolversi e gli effetti di degenerazione materiale e morale paiono travolgere l’intera società. Vi sono specifici riferimenti al Congo, che però assumono valore metaforico valido per moltissime altre situazioni africane che vedono dittature cieche al comando in cui l’arbitrarietà della giustizia raggiunge apici paradossali. L’esistenza del protagonista Dadou è soggetta e segnata dalla totale assenza di qualsiasi forma di tutela o di diritto, poiché la vita delle persone dipende dai capricci dei potenti e dai repentini cambi ai vertici in cui puoi diventare un nemico senza rendertene conto. È quanto accade a Dadou e alle figure che gli ruotano intorno: egli, personaggio antifrastico e discutibile dal punto di vista morale, resta di fatto innocente e viene accusato e pesantemente punito per crimini mai commessi. Potremmo forse dire, con una formula che applicata a Nemico del popolo suona a dir poco sardonica, che l’amore finirà per trionfare, in un succedersi di colpi di scena, nella seconda parte del romanzo, che conducono una grottesca, cupa e a tratti violenta vicenda ad un tanto inaspettato quanto surreale finale. Bibliografia Dongala, Emmanuel, L’uomo di vento, trad. it di Egi Volterrani, Milano, epoché, 2005 (1987). Silvia Camilotti DEP n. 24 / 2014 162 Longo, Issiya, Dal Congo in Italia come un sogno, Edizioni La Riflessione, Cagliari, 2009. Malanda, Mbaku, Kinshasa-Milano. Sola andata, L’Harmattan Italia, Torino, 2002. Tansi Sony Labou, Nemico del popolo, trad. it di Egi Volterrani, Milano, epoché, 2003 (1983).

http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=168815

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