Recensione su DESTINI II

Recensione di Areta Fiume sul libro DESTINI II

Che cos'è un libro, se non il prestito di emozioni, pensieri, vita vissuta o immaginata che un uomo fa ad un altro nel momento in cui si fa leggere?

"Nel tempo che Issiya Longo ha prestato a me il suo libro, ho immaginato la sua vita in Congo prima e in Italia dopo, ho tentato di vedere attraverso i suoi occhi le storie che narra, ho fatto spazio alle sue emozioni per condividerle fino a piangere il suo pianto e quello dei suoi personaggi, ho voluto pensare i suoi pensieri e cercato di capire un popolo lontano da me nello spazio e nel tempo, di "integrarmi culturalmente". E non è stato facile. Nella lettura ho comunque portato me stessa, il mio modo di vedere la realtà, le mie mappe mentali, la mia cultura, i miei valori e credenze, la mia fede. Ho cercato di essere un'osservatrice partecipante. E così ho ascoltato e ascoltando ho partecipato e partecipando ho capito e capendo ho amato. Abbandonare, se pure per lo spazio della lettura di un libro, la propria cultura, la propria mappa del mondo, per accogliere quella di un altro popolo, anche se resa masticabile dalle interpretazioni di chi di quel popolo fa parte, è un'operazione complessa e richiede l'affidarsi completamente a chi narra lasciandosi guidare per sentieri sconosciuti. E' un'esplorazione che riempie la mente e il cuore e apre al desiderio di visitare luoghi e conoscere persone, tradizioni, culture diverse.

Da questo libro di Issiya Longo se ne potevano trarre almeno altri tre, di cui uno interamente autobiografico. E invece forse per l'urgenza di raccontarsi, e anche di condividere e anche di liberarsi del suo carico di storia di generazioni millenarie, almeno sulle pagine di un libro, Issiya ci narra di vite dolorose ma anche coraggiose, che si intrecciano con altre vite che si intrecciano con i mille pensieri che spaziano nelle pianure della sua anima, che corrono liberi come gazzelle e cacciano come leoni, che sostano al tramonto di rossi soli infuocati, che si avventurano nella jungla, sempre e comunque alla ricerca di un senso dell'esistere e nel desiderio di Dio, nella consapevolezza del legame con chi lo ha preceduto e con chi a lui seguirà. Una consapevolezza intergenerazionale, quella di Issiya Longo e del suo popolo, che l'uomo occidentale ha ormai perduto. L' Autore tenta attraverso la narrazione di riunire e conciliare in sé due mondi, quello occidentale, capitalista e spietato legato all'individualismo, al denaro, allo sfruttamento, ma anche al tentativo di libertà, di democrazia, di convivenza civile, che lo ha accolto e dove lui ha potuto proseguire la sua vita trovando comunque uno spazio in cui sentirsi a casa, e quello africano, congolese, legato alla natura, alla terra, alle stagioni, ad usi e costumi unici e ad uno sguardo estraneo a volte crudeli, alla famiglia, alla comunità di cui si fa parte comunque anche se ci si allontana fisicamente. E ci riesce nella fede, trovando in Dio la sua forza, il senso della sua narrazione di vita.

Nel leggere il libro sono stata tentata di dare un giudizio allo stile, all'accuratezza dell'editing (di cui forse ci sarebbe stata una qualche necessità), ma poi ho voluto interpretare la scelta dell'Editore come una scelta di indipendenza di pensiero, lontana da logiche stilistiche o di mercato. I pensieri autobiografici narrati da Issiya Longo meritano di viaggiare su binari senza rotaie perché provengono da una terra nata libera, una terra lontana dall'Italia, ma che non appartiene solo a Issiya perché, dono di Dio prima ad Adamo ed Eva e Suo prestito dopo all'Umanità tutta. Eppure "Niente assolutamente niente di ciò che sembra appartenerci, è nostro" ci insegna Issiya Longo e la sua è una grande lezione di vita, per "lasciare al mondo e ai vivi dei fatti e dei ricordi che onorino il nostro passaggio sulla terra." Penso di non sbagliare se affermo che Issiya Longo ha scritto questo libro proprio per "onorare il passaggio" , dedicando le ultime pagine a far conoscere al lettore l'Associazione Onlus Undugu, da lui fondata per aiutare concretamente gli emigranti congolesi a ritornare ai villaggi per contribuire al loro sviluppo, costruendo vie di trasporto, centri urbani, infrastrutture."

"Possano gli antenati guidare ciascuno di noi in tutte le circostanze della vita. E che Dio, oltre al respiro che ci presta, continui a vegliare su tutti noi e i nostri cari". Questa preghiera finale, che è la linea guida del libro della vita di Issiya Longo, scrittore originale, è il dono raro che egli lascia ai suoi lettori e che resta infine nel cuore.


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